
Mercatini di Natale a Catania
23 nov 2026 – 6 gen 2027
Merry Christmas Market · Christmas Town · Centriamo il Natale 2022

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10 dic 2026 – 6 gen 2027
Mercatino di Natale · Villaggio di Natale a Messina · Santa Claus Village a Massa San Nicola

11 dic 2026 – 4 gen 2027
Mercatino di Natale a Caltanissetta · Mercatino di Natale
Il Natale in Sicilia è un Natale diverso da tutti gli altri: più caldo, più colorato, più legato ai riti e ai sapori che affondano nella storia dell'isola. In dicembre si passeggia ancora senza il cappotto pesante nelle giornate di sole, si mangiano dolci di mandorla e di pistacchio, si ascoltano le novene e si visitano presepi che sono spesso piccole opere d'arte. I mercatini siciliani sono ancora una realtà giovane rispetto a quelli alpini, ma crescono ogni anno e si inseriscono in cornici urbane di grande bellezza.
Gli appuntamenti si concentrano nella parte orientale dell'isola e nel cuore dell'entroterra. Catania, la città barocca ai piedi dell'Etna, ospita i suoi eventi natalizi nelle piazze del centro storico. Messina, affacciata sullo Stretto, propone il suo Villaggio di Natale e il Santa Claus Village. Giarre, sulla riviera dei Ciclopi, accoglie le feste con la sua "Magia del Natale". Caltanissetta, nel cuore della Sicilia, completa il quadro con un mercatino nel centro cittadino.
Le pagine che seguono raccontano Catania e Giarre, Messina e Caltanissetta, le tradizioni e i dolci del Natale siciliano e i modi per muoversi sull'isola. Le date sono nei riquadri in alto.
Si comincia a fine novembre con Catania e si va avanti fino all'Epifania. Messina, Giarre e Caltanissetta si concentrano da metà dicembre. Le date esatte sono nelle schede.
Sul versante orientale della Sicilia, il vulcano più alto d'Europa domina il paesaggio e dà il tono alle feste. Tra Catania e Giarre, il Natale ha il sapore del barocco, dell'Etna innevato sullo sfondo e dei prodotti della terra vulcanica.
La città del Liotru, l'elefante di pietra lavica simbolo cittadino, accoglie il Natale in un centro storico patrimonio dell'UNESCO, ricostruito nel Settecento dopo il terremoto del 1693. Il calendario comprende il Merry Christmas Market e Christmas Town, appuntamenti con casette, luci, prodotti artigianali e attività per bambini, che animano le piazze e le vie principali.

La cucina catanese è ricca di sapori intensi: gli arancini di riso, la pasta alla Norma con melanzane fritte e ricotta salata e la scacciata farcita. Tra i dolci natalizi ci sono la cubaita, il torrone di sesamo e miele, e il buccellato, ciambella ripiena di fichi secchi, frutta secca e spezie.
Più a nord, lungo la riviera dei Ciclopi, Giarre propone La Magia del Natale, un appuntamento che anima il centro cittadino con luci, animazioni e bancarelle nei giorni di metà dicembre, fino all'Epifania. La città è una porta d'accesso ai paesi dell'Etna e alle strade del vino del vulcano.
Capire il Natale siciliano significa ricordare che l'isola è stata per secoli un crocevia: greci, romani, bizantini, arabi, normanni, svevi, spagnoli hanno lasciato tracce che si ritrovano nei dolci, nelle chiese e perfino nei nomi dei piatti. La cubaita, il torrone di sesamo e miele, e l'uso della mandorla e degli agrumi arrivano dall'epoca araba; la devozione per i presepi e le novene è invece figlia dell'età barocca e della Controriforma, quando gli ordini religiosi spagnoli diffusero le sacre rappresentazioni.
L'Etna, che supera i 3.300 metri e dal 2013 è Patrimonio dell'Umanità UNESCO, condiziona clima, agricoltura e carattere delle città che gli stanno attorno. La sabbia nera e la pietra lavica sono ovunque: a Catania i palazzi del centro e perfino l'elefante della fontana sono scolpiti in basalto. Sui fianchi del vulcano crescono i vigneti più alti dell'isola, i pistacchi di Bronte, i frutteti e i castagneti. A dicembre la cima è spesso imbiancata, e vederla dalla piazza del Duomo con le luminarie accese è uno dei colpi d'occhio più belli del viaggio.
Il terremoto dell'11 gennaio 1693 distrusse buona parte della Sicilia sud-orientale. Catania, Noto, Ragusa, Modica, Scicli e altri centri vennero ricostruiti in pochi decenni con un linguaggio uniforme di facciate curve, balconi su mensole scolpite e scenografiche scalinate. Le città tardo-barocche del Val di Noto sono dal 2002 nella lista UNESCO. Chi arriva a Catania per il mercatino cammina dentro quella stessa ricostruzione, e vedere le chiese di Via dei Crociferi illuminate di sera dà l'idea di quanto il Natale siciliano sia sempre stato anche teatro urbano.
Messina, fondata dai greci con il nome di Zancle, ha vissuto distruzioni ripetute: il sisma del 28 dicembre 1908, che avvenne a ridosso delle feste, la rase quasi al suolo, e la città odierna ha strade larghe e palazzi bassi pensati per resistere alle scosse. Il lungomare, il porto falcato e la Madonnina che benedice chi entra in rada raccontano un luogo che ha sempre guardato il mare. Dall'altra parte, a poche miglia, si distingue la costa calabra, e nelle sere limpide le luci di Reggio fanno da quinta alle luminarie messinesi.
Caltanissetta fu per un secolo capitale mondiale dello zolfo: le miniere hanno segnato la vita di intere famiglie e ancora oggi la città conserva la memoria di quel lavoro duro. Le colline attorno, gialle di stoppie in estate e verdissime d'inverno, spiegano la tradizione dei dolci poveri e dei piatti di legumi e grano che fanno parte del Natale rurale siciliano.
Due città diverse completano il panorama dei mercatini siciliani: Messina, porta dell'isola affacciata sullo Stretto, e Caltanissetta, capoluogo dell'entroterra, circondata da colline di grano e zolfare.
La città dello Stretto offre un programma natalizio che comprende il Mercatino di Natale, il Villaggio di Natale a Messina e il Santa Claus Village a Massa San Nicola, un appuntamento pensato per le famiglie nella frazione collinare. Gli eventi si svolgono da metà dicembre fino all'Epifania, e spesso sono accompagnati dalle luci che accendono il lungomare e le piazze principali.
Il dolce più amato è la pignolata, tipica messinese: palline di pasta fritta ricoperte di glassa al limone e al cioccolato. Da provare anche la granita con la brioche, lo stocco alla messinese e la focaccia messinese, farcita con scarola, acciughe e pecorino.
Nel centro della Sicilia, Caltanissetta ospita il suo Mercatino di Natale nel cuore della città, da metà dicembre fino ai primi giorni di gennaio. È una città raccolta, con un centro storico ordinato e piazze eleganti, che offre un Natale più intimo e meno turistico.
La cucina dell'entroterra è fatta di piatti semplici: pane casereccio, legumi, ricotta e formaggi, carne alla brace, e dolci a base di mandorle e miele. Per scaldarsi nelle serate fresche, nulla batte una cioccolata calda con i dolci di pasta di mandorla.
Fuori dai mercatini, il Natale siciliano si vive in chiesa, nei quartieri e a tavola. Chi viaggia in dicembre ha la possibilità di incrociare riti che nelle regioni del nord si sono molto attenuati e che qui restano parte della vita quotidiana.
La Sicilia ha una tradizione presepiale antica, legata alle botteghe di ceramisti e cartapestai. A Caltagirone, capitale della ceramica, le statuine e i presepi in maiolica policroma sono un'eccellenza riconosciuta, e la città nel Val di Noto è una tappa naturale per chi cerca regali artigianali. Anche i presepi allestiti nelle chiese di Catania e Messina meritano una sosta: molti sono costruiti con sughero, muschio e pietra lavica, e inseriscono nella Natività i mestieri tipici siciliani, dal pastore al venditore di ricotta.
Tra i presepi viventi più noti ci sono quello di Custonaci, nel Trapanese, che si svolge dentro la grotta Mazzarino, e quello di Scicli, nel Ragusano, che occupa il quartiere rupestre di Chiafura. Sono lontani dalle città dei mercatini, ma per chi si ferma più giorni nell'isola sono un'ottima ragione per allungare il viaggio. Prima di partire conviene verificare date e orari sui canali ufficiali dei comuni.
Nei nove giorni prima del 25 dicembre le chiese siciliane celebrano la novena, e in molti paesi i suonatori di zampogna e ciaramella girano di casa in casa e davanti alle edicole sacre. Le melodie appartengono al repertorio pastorale e si tramandano soprattutto a orecchio, di suonatore in suonatore. Ascoltarle all'imbrunire, in un vicolo di pietra lavica, è un'esperienza che nessuna luminaria può eguagliare.
La sera del 24 dicembre la cena è di pesce e verdure. In molte famiglie si portano in tavola il baccalà fritto o in umido, le sarde, il polpo bollito e le insalate di arance e finocchi. A Palermo e dintorni è tradizionale lo sfincione, la focaccia alta e soffice condita con cipolla, pomodoro e caciocavallo; in molte case della Sicilia orientale si friggono invece le frittelle di ricotta e le sfince, e non mancano i broccoli affogati, i carciofi e le verdure di stagione. Il cenone si chiude spesso dopo la Messa di mezzanotte.
Il 25 dicembre si pranza a lungo, con timballi, pasta al forno, arrosti e dolci, e nel pomeriggio si va a trovare i parenti. Le feste si chiudono il 6 gennaio con l'Epifania: è il momento buono per vedere le chiese con i presepi ancora allestiti e senza la folla delle settimane precedenti, e per godersi i mercatini che restano aperti fino alla fine delle feste.
Tra una giornata di mercatino e l'altra, la Sicilia orientale offre mete che in dicembre hanno il vantaggio di essere quasi vuote. Le distanze sono quelle di un'isola grande, ma dalla base di Catania molte si raggiungono in un'ora o poco più.
Taormina sta a circa 50 chilometri da Catania e altrettanti da Messina, ed è la tappa più naturale per chi risale la costa. Il Teatro Antico, scavato nella collina con l'Etna alle spalle, è visitabile tutto l'anno, e il corso Umberto, che attraversa il centro da Porta Messina a Porta Catania, a dicembre si veste di luci. Scendendo verso il mare, la baia di Isola Bella è splendida anche d'inverno, quando si cammina quasi da soli. Lungo la strada, Acireale merita una sosta per la cattedrale e la piazza, e per le granite e i dolci della sua pasticceria.
A un'ora di autostrada da Catania, Siracusa ha un legame speciale con il Natale: la patrona è Santa Lucia, e il 13 dicembre il simulacro d'argento della santa lascia la cattedrale in processione. L'isola di Ortigia, con la Fontana Aretusa, il Duomo costruito dentro un tempio greco e il mercato mattutino, è perfetta per una passeggiata che profuma di mare. Il Parco Archeologico della Neapolis, con il Teatro Greco e l'Orecchio di Dionisio, completa la giornata.
Dal versante meridionale si sale da Nicolosi al Rifugio Sapienza, a quota 1.900 circa, dove si vedono i crateri spenti dei Monti Silvestri; sul versante nord, Linguaglossa e Piano Provenzana sono la zona che d'inverno può offrire neve e piste da sci di fondo. Le escursioni oltre certe quote richiedono una guida autorizzata e condizioni meteo adatte, quindi vale la pena informarsi prima di salire. Più semplice è girare per Zafferana Etnea, Milo e Sant'Alfio, tra castagneti, cantine e botteghe di miele.
Chi parte da Caltanissetta può proseguire verso Enna, il capoluogo più alto d'Italia, a circa 930 metri, con il Castello di Lombardia e il belvedere sulla valle. Poco oltre, a Piazza Armerina, la Villa Romana del Casale custodisce uno dei più vasti complessi di mosaici romani al mondo, tra cui le celebri "ragazze in bikini". Sono tappe solitamente fresche e ventose in dicembre, ma lontane dalla folla estiva.
Il Natale in Sicilia è un intreccio di devozione, tradizioni contadine e sapori mediterranei. Anche se i mercatini sono un fenomeno recente, nelle case e nelle chiese si conservano usanze antiche, spesso legate alla musica, ai presepi e ai dolci fatti in casa.
Nei nove giorni che precedono il Natale si celebra la novena, tradizionalmente accompagnata da zampogne e ciaramelle, che riempie di canti le chiese e i quartieri. In molte città e paesi si allestiscono presepi di grande effetto, dai presepi artistici con le figure in terracotta ai presepi viventi, che portano in scena botteghe, mestieri e scene di vita contadina. La Sicilia è una delle regioni dove l'arte presepiale è più sentita.
Il 13 dicembre si celebra Santa Lucia, soprattutto a Siracusa ma anche in tutta l'isola. In questo giorno, secondo la tradizione, non si mangiano pane e pasta, ma si prepara la cuccìa, un piatto di grano cotto, dolce o salato, che ricorda la fine di una carestia.
La Vigilia è tradizionalmente di magro, con piatti di pesce, baccalà e verdure; il giorno di Natale la tavola si riempie di primi ripieni, carni e dolci. A metà del pranzo non può mancare il cannolo, e a fine pasto il vino dolce o il liquore.
La Sicilia è terra di grandi vini: il Nero d'Avola, il Nerello Mascalese dell'Etna, il Marsala e il Passito di Pantelleria sono tra i più celebri. Ai mercatini si trovano il vin brulé, la cioccolata calda e, per chi vuole un assaggio locale, un bicchierino di amaro o di liquore di mandarino.
I mercatini siciliani sono piccoli, ma attorno a essi si trova una delle dispense più ricche d'Italia. Chi vuole riempire la valigia di sapori può puntare su pochi prodotti ben scelti, quasi tutti con una denominazione di origine.
Il Pistacchio Verde di Bronte DOP, coltivato sulla lava dell'Etna, si trova in crema, in granella e nei dolci; la pasta di mandorla modellata a forma di frutti è lavoro di pasticceri che a Natale sfornano decine di varietà. Da Modica arriva il cioccolato lavorato a freddo, granuloso e speziato con cannella o vaniglia, protetto da IGP, e qui nasce anche la 'mpanatigghia, biscotto ripieno di cioccolato, mandorle e carne, che sembra un controsenso ma è una vera specialità. Nelle case si preparano inoltre le cassatelle di ricotta e la cassata, regina dei dolci siciliani di festa.
Dicembre è il mese delle arance rosse di Sicilia IGP, ottime sia da spremuta sia in insalata con finocchio e olive, e dei mandarini della costa tirrenica. A Messina e nei paesi dello Stretto il limone è protagonista nella glassa della pignolata, mentre sull'Etna si producono marmellate e liquori d'agrumi.
La pasta di mandorla e i biscotti secchi viaggiano bene per giorni; i dolci a base di ricotta come cannoli e cassatelle vanno mangiati sul posto. Se si acquistano bottiglie o oli, meglio sistemarli nel bagaglio da stiva, avvolti nei vestiti, e chiedere al venditore la confezione per il trasporto aereo.
La Sicilia è grande: da Catania a Messina in autostrada ci vuole circa un'ora e un quarto (poco meno di 100 chilometri), mentre Caltanissetta è nell'interno, a più di un'ora da Catania. Meglio dedicare un giorno a ogni località e scegliere una base fissa, invece di cambiare albergo ogni sera.
Catania Fontanarossa è l'aeroporto più comodo per questi mercatini: dista pochi chilometri dal centro ed è collegato con navette e autobus urbani. Per Messina è un'alternativa l'aeroporto di Reggio Calabria, da cui si attraversa lo Stretto in aliscafo. Dal continente si può anche arrivare in traghetto da Villa San Giovanni a Messina, in una ventina di minuti di traversata, caricando l'auto a bordo.
L'A18 collega Messina a Catania lungo la costa ionica, con uscite per Taormina, Giarre e Acireale; da Catania prosegue verso Siracusa. L'A19 attraversa l'isola verso Palermo passando da Enna e vicino a Caltanissetta, dove si esce a Xirbi per raggiungere la città. Sulle strade secondarie dell'Etna il fondo può essere sconnesso e i tornanti sono numerosi: in inverno conviene viaggiare di giorno.
La linea ionica collega Catania, Giarre e Messina con corse frequenti; per Caltanissetta i treni sono pochi e l'auto è più pratica. La Circumetnea fa il giro del vulcano, ma non serve i mercatini. A Catania la metropolitana, che parte dalla stazione centrale e arriva in centro, è utile per evitare il traffico. Nei centri storici ci sono zone a traffico limitato: meglio parcheggiare in un'area di sosta esterna.
Di giorno 12-16 gradi sulla costa, con sole e qualche pioggia; la sera si abbassa e nell'interno e sull'Etna fa decisamente freddo. A Caltanissetta, a circa 570 metri, può gelare e a volte nevica. Porta un giubbotto e un impermeabile leggero.
Per la Sicilia non ci sono viaggi dedicati; il più vicino, per spirito e clima, è il tour a Napoli e sulla Costiera Amalfitana descritto nella pagina sulla Campania.
Si parte da Piazza del Duomo e dalla Fontana dell'Elefante, si entra nella Cattedrale di Sant'Agata e si scende alla Pescheria per il rumore delle bancarelle. Pranzo con arancini e pasta alla Norma, poi Via dei Crociferi, il Teatro Romano e il Castello Ursino. La sera si torna in piazza, quando le luci illuminano la pietra lavica e l'Etna è l'ultima cosa che si vede.
Il primo giorno è dedicato a Catania; il secondo si sale lungo la costa ionica fino a Giarre per il mercatino, con una sosta ad Acireale e, se il tempo lo consente, un'escursione a Zafferana Etnea o a Milo per i prodotti del vulcano. Il rientro in tarda serata è semplice, perché le distanze sono brevi.
Il terzo giorno si risale verso lo Stretto: Taormina al mattino, con il Teatro Antico, e Messina nel pomeriggio, per l'orologio astronomico del campanile, il Museo Regionale con Caravaggio e il Villaggio di Natale. È l'itinerario più completo per chi vuole mare, monumenti e mercatini senza troppi chilometri.
Con più tempo si può aggiungere il cuore dell'isola: Caltanissetta è una tappa tranquilla; da lì si prosegue verso Enna e la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, poi verso Siracusa e Ortigia, oppure verso Palermo, che si raggiunge in autostrada. Meglio non pianificare più di una località al giorno.
La regola è il sistema a strati. A Catania e Messina, nelle ore centrali con il sole, si sta bene in maglione leggero; appena cala la luce, l'umidità del mare e il vento dello Stretto rendono utile un giaccone. Per salire sull'Etna, a Caltanissetta o in qualunque paese dell'interno servono invece scarpe chiuse, cappello e guanti. Meglio un paio di scarpe comode con suola antiscivolo: la pietra lavica dei selciati, bagnata dalla pioggia, è molto scivolosa.
Il centro di Catania è denso e il traffico del fine settimana si fa pesante. Il consiglio è lasciare l'auto in un parcheggio a pagamento fuori dall'area più centrale e arrivare a piedi o con la metropolitana. A Messina il lungomare e le zone vicine al porto si riempiono nei weekend di dicembre, quindi conviene arrivare presto e scegliere un'area di sosta in parcheggio custodito. A Giarre e a Caltanissetta si trova posto con più facilità, ma restano le zone a traffico limitato. In ogni caso conviene leggere i cartelli prima di infilarsi nelle strade del centro, perché le multe per accessi non autorizzati sono frequenti.
I bambini si divertono nelle aree allestite per loro: a Catania con Christmas Town, a Messina con il Santa Claus Village a Massa San Nicola. Oltre agli eventi, a Messina l'orologio del campanile a mezzogiorno è uno spettacolo che i piccoli ricordano a lungo; a Catania il Castello Ursino e la Pescheria sono luoghi pieni di sorprese. Chi viaggia con il passeggino troverà il selciato antico poco agevole, e conviene scegliere un marsupio. Una merenda a base di granita e brioche, o di cioccolata calda, risolve le pause.
Catania è la base più comoda perché permette di raggiungere tutte le altre località con viaggi di durata contenuta. Chi preferisce un'atmosfera più tranquilla può scegliere Acireale o Taormina. Per mangiare bene conviene allontanarsi dalle strade più turistiche e cercare le trattorie frequentate dai locali, specie attorno al mercato della Pescheria e nei quartieri dietro il Duomo.
Catania, Messina, Giarre e Caltanissetta. Ogni scheda in alto riporta le date aggiornate di ciascun evento.
Da Catania: ha l'aeroporto, il centro barocco e dista meno di due ore da tutte le altre località.
Sulla costa no, ma la sera serve un giubbotto; nell'entroterra e sull'Etna il freddo è vero e può nevicare.
Dipende dalla città: pignolata a Messina, buccellato e cubaita a Catania. In tutta l'isola trovi poi cannoli, cassata e pasta di mandorla.
Un piatto di grano cotto che si mangia il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, al posto di pane e pasta. Si prepara dolce, con ricotta o crema, oppure salato, con i legumi.
Meglio sì: con le distanze dell'isola, due giorni sono il minimo per vedere due località.
Per Catania, Giarre e Messina bastano treno e mezzi locali. Per Caltanissetta, per l'Etna e per le tappe nell'entroterra l'auto è molto più comoda.
Sì: si attraversa lo Stretto da Villa San Giovanni a Messina in traghetto, con o senza auto, e da lì si prosegue in autostrada o in treno.
Sì, fino alle quote servite dai rifugi, ma con neve e vento servono abbigliamento adatto e, oltre una certa altitudine, una guida autorizzata. Il meteo cambia in fretta: informati prima.
Il tardo pomeriggio, quando si accendono le luci e la temperatura si abbassa. Al mattino le piazze sono più tranquille e i monumenti meno affollati.
No: sono più raccolti, con casette, spettacoli e laboratori per bambini. Il fascino sta soprattutto nelle città che li ospitano, nelle chiese, nei presepi e nella cucina.
Sì: pasta di mandorla, cioccolato di Modica, crema di pistacchio, miele dell'Etna, agrumi e vini dell'isola. I dolci freschi a base di ricotta, invece, vanno mangiati subito.
Solo se vicine, come Catania e Giarre. Tra Catania e Messina o Caltanissetta, meglio dedicare a ciascuna una giornata, perché le distanze e il traffico in autostrada contano.
Mare tiepido, barocco e profumo di mandorla: il Natale siciliano si gode senza fretta. Scegli la tua base, controlla le date nelle schede e parti leggero. Buon Avvento!